THE SIDE OF THE WORDS

davanti ad una pensilina di PS Giorgio

Incoronazione fra due mondi. Marilena Sutera

Incoronazione fra due mondi
Marilena Sutera©

Naturale che il primo pensiero dopo è stato

– Francè sei il solito coglione e invece di chiedere a Marilena dove stava la mostra giù a filosofare sul tuo -.

Certe volte sento la necessità impellente, il bisogno insomma, di assomigliare a/ad [alla fine vedi tu se a o ad; in fondo sta cosa che sa tanto di analfabetismo emotivo (come gli accenti del resto) assomiglia piuttosto «al concettualmente falso tanto da ridarti la verità» che Duchamp di qua  e Gertrude Stein di là (su qui e qua l’accento non va, ecc..) specchiarono l’un l’altra]

( Respiro … 2/3/5/7/11 … RIPRENDI. qui ti aiuto )

assomigliare a/ad) un naspo e potermi riavvolgere così da precedere il pentimento.

Parola grossa, ma è il succo del mio sugo.

Alla fine cos’è restato?

Naturalmente una mail sbagliata nella sostanza fin dal se stesso, per fortuna corretta nel giusto. Quindi un furto mendato dal furto stesso riposto e il fuggevole emendato saluto.

il blog di Marilena → MarilenaSutera

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Dio del tempo e del denaro

Bazz

Bazz

A descriverlo si potrebbe prendere a prestito il cerchio di un pozzo, una finestra chiusa al verde e al mare e l’aroma pungente di ricordi annegati nell’umido profumo delle indie occidentali.

Una caravella: vele affamate di vento.

Un abbraccio.

Un desiderio profondo che diventa la preghiera del bagatto…Ponte Carlo che cavalca il lento scorrere verso il mare.

Lasciare scorrere che tutto gira e ringraziare il tutto….Until the end of the world.

Il concetto della scarpa

<!–
Il piede è una mano con dita corte e poco prensili, per tale minimamente adatto al furto ed al relativo nascondimento,in breve la pianta del piede ha rami corti, anche se frutta unghie con la stessa intensità della mano.

L’igiene del lettore taglia l’eccedenza, l’impuntamento sulla carne produce dolore oscuro che va operato con un bisturi metallico o con un taglia unghie con limetta.

 Non faccio il concetto più lungo della gamba: ciò che sta dentro la scarpa, ciò che è avvolto dal calzino và giornalmente lavato con H2O e dove capita anche profumo. Un genio che avrà scoperto il microbo della pubblicità farà un piattino che lo accolga.

 La storia non calza bene sui piedi è tutta conciata concettualmente e Michelangelo doveva fare scarpe di marmo con nodi leonardeschi invece di scrivere, così come quello inventore morì quasi senza scarpe e senza lettere.

 Sono stato tentato di sfogliare precisamente un’enciclopedia completamente illustrata e darvene il sunto del sugo scritto fra pagina 413 e pagina 416 poi ché la vita è meravigliosa, ma ho alzato gli occhi dalle mani e ho visto le fondamenta del corpo umano: i piedi.

 Cosa ci divide dalla terra, dalla gravità? Un tappeto, un pavimento, un grattacielo! Cosa ci separa dal centro della terra o dal centro dell’universo? Una suola o un dio!

 Il piede interno è la macchina prototipale del cervello, è la base, il piedistallo e la misura dimenticata del pensiero, infine l’evocazione e la forma ben distesa del nostro curvo andare all’orizzonte. La geografia dove la calzatura ha perso il piede appartiene alla levitazione o al selvaggio senza tabù dentro la sua dimora.

 I piedi cadono meteoricamente dentro le scarpe, tante ne sfondano, e dormono dimenticati senza sogni mentre muovono le leve meccaniche generali e astratte: della calzatura eroica, quella indimenticabile portata epicamente dalla nostra gioventù.

L’ispirazione nel pennello e il pennello nell’ispirazione

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Il poema dei diecimila caratteri

Wen Ching-ming (1470. 1559, dinastia Ming)
inchiostro su carta (particolare)
National Palace Museum,
Taipei, Republic of China.

“Il poema dei diecimila caratteri” fu composto durante la dinastia Liang (502, 549) usando una volta soltanto ciascuno delle migliaia dei caratteri che lo compongono. I bambini cinesi lo imparano a memoria per aiutarsi a ricordare gli ideogrammi, mentre per gli artisti calligrafici copiare il Poema è dare prova del proprio virtuosismo.
Su questa copia prodotta da Wen Ching-ming il maestro ha usato i quattro stili della scrittura: nell’ordine k’ai, ts’ao, li e chüan.

L’ispirazione nel pennello e il pennello nell’ispirazione

Per gli antichi cinesi la calligrafia non solo era l’arte più importante, era la base primigenia e imprescindibile di ogni forma d’arte; per gli intenditori, la contemplazione di un pezzo splendidamente eseguito è il più delizioso fra i piaceri dello spirito.
La calligrafia di un grande maestro non è una disposizione simmetrica di forme convenzionali, ma un’avventura in movimento più simile ad una danza.
Un aneddoto racconta come la calligrafia di Chang Hsu, vissuto nel periodo Yang, si sia affinata dopo aver visto la favorita Kung-sun ballare la danza della spada a doppio taglio. Un altro maestro, Wen Yung, trovò fonte d’ispirazione nell’assistere al combattimento fra due serpenti. Huia-su ha concepito nuove forme guardando semplicemente le nuvole spazzate dal vento.
L’essenza stessa della bellezza nella calligrafia è il movimento: le pennellate si allungano e si raccolgono, si accovacciano e scattano a molla, le tonalità dell’inchiostro si ingrossano e diminuiscono, le forme si espandono e si contraggono.
Un anonimo calligrafo ha scritto: “Linea dopo linea si deve dare la vita, carattere dopo carattere si dovrebbe riassumere tutto il “movimento della vita”.
Gli stessi cinesi hanno sviluppato un numero straordinario di allegorie per descrivere questa “movimento della vita”; di volta in volta si può descrivere uno scritto “leggero come una ragnatela fluttuante”, “violento come un attacco di una belva”, “come il ghiaccio che si rompe nel bicchiere di cristallo” o “fiamme infuriate che spazzano la prateria” e i maestri favoriscono questo tipo di immagini per vitalizzare il lavoro dei loro studenti.
Un famoso calligrafo, Chang Yen-yuan, ha descritto i sette fondamentali, o i “sette misteri”, in questi termini:
 
Primo mistero (una linea orizzontale) – Nuvole che si estendono a mille miglia.
Secondo mistero (un punto) – Una pietra che cade dalla cima di un’alta montagna.
Terzo mistero (una linea spezzata verso il basso) – Un taglio netto come un corno di rinoceronte o di una zanna di elefante.
Quarto mistero (un gancio verso il basso) – Un tiro di una balestra.
Quinto mistero (una linea verticale) – Un vite vecchia di diecimila anni.
Sesto mistero (una barra verso il basso) – Onde spezzata e il rimbombo del tuono.
Settimo mistero (una linea a curva chiusa) – Corde e giunti di una potente balestra.
 
La qualità del tratto è giudicata se questo ha ossa, carne, muscoli e sangue e questa descrizione, così come tutta l’arte cinese, prende ispirazione dalla natura.
Ogni minimo tratto calligrafico racchiude in sé tutta l’energia di un essere vivente. Ogni segno tracciato dal pennello deve trovare posto sulla carta senza bisogno di nessuna correzione; il ritocco distruggerebbe la sua stessa vita. C’è un proverbio che dice che si deve dar vita ad ogni tratto con una forza tanto grande da spostare una montagna ed alla fine avere ancora po’ di energia per andare verso sinistra.

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Poema

Imperatore Sung Hui-tsung
Inchiostro su seta

Durante il regno dell’imperatore Hui-tsung (1101-1125) in Cina ci fu un rifiorire delle arti; l’imperatore stesso fu un apprezzato maestro di calligrafia e di pittura, in particolare si apprezzano di Sung Hui-tsung squisiti dettagli che ritraggono uccelli e fiori. Nell’arte calligrafica sviluppò uno stile particolarmente elegante conosciuto come “oro sottile”. Il regno dell’imperatore Hui-tsung terminò tragicamente con la sua cattura da parte dei barbari delle steppe, in seguito morì in esilio in Manciuria.

Un’altra caratteristica molto importante della pennellata è la velocità – ogni pennellata è un alternarsi di movimenti rapidi e più lenti. Il maestro Li Ssu ha illustrato l’uso corretto del pennello in quello che è considerato il primo manuale sulla scrittura: “Prima fai un giro veloce poi scendi giù ancora più veloce come fa il falco dietro ad un uccello. Procedi con naturalezza oppure smetti di lavorare. Il pennello deve procedere facile come un pesce che nuota nell’acqua ed armonioso come le nuvole quando sorgono dalla cima di una grande montagna.
Come dice il Maestro la bellezza è un movimento plastico e non uno spazio definito ed immobile. Ogni singolo carattere deve occupare una posizione stabile rispetto al gesto e al centro di gravità che cade sopra la linea di base. Un lato può essere più largo o più denso ma l’insieme non deve essere sbilanciato. Si richiede una certa asimmetria in quanto questa racchiude in sé il movimento stesso. Questa si ottiene tracciando l’ideogramma sopra un immaginario spazio di nove quadrati che fu inventato da un geniale scrittore sotto la dinastia Yang. Se si divide lo spazio in due o quattro parti uguali il risultato sarà simmetrico mentre con nove quadrati si otterrà la giusta asimmetria. Lo scrittore quindi non solo progetta i suoi segni, ma anche la sua “disposizione degli spazi”, che è uno dei pilastri fondamentali della filosofia dell’arte cinese e questo permette una grande varietà di stili.
Ne consegue che la ricerca della “scrittura perfetta” è una pratica che assorbe una vita intera e che la maggioranza dei maestri calligrafi raggiunge la fama solo in età molto matura, e solo dopo una vita di pratica incessante ed ossessiva.
Erano sempre insoddisfatti del loro lavoro e non gli importava da quanto tempo ci si dedicassero.
Finire un’opera era solo l’inizio della successiva.
Si raccontano molte storie sull’ossessione degli scrittori. Chang Chih che componeva all’aperto vicino ad uno specchio d’acqua l’ha lasciato nero d’inchiostro oppure Chung Yu che, eremita per dieci anni in montagna, lasciò gli alberi e le pietre intorno al rifugio impregnati anche questi di nero.

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Saggio autobiografico (777, dinastia T’ang)

Monaco Huai-do
inchiostro su carta

In contrasto con l’eleganza della calligrafia del imperatore Hui-tsung è questo raro esempio di scrittura ts’ao (libera) dal monaco buddista Huai-su. Composto con una grande libertà e trasporto, un critico ha osservato che i caratteri suggeriscono “sia la natura sfrenata dello scrittore sia lo stato di ubriachezza in cui questo si trovava mentre scriveva”. Del resto lo stesso Huai-su ha definito la sua scrittura come “la calligrafia di un immortale intossicato”.
Essendo il Maestro molto povero e dipendente dalla calligrafia piantava alberi di banane e ne raccoglieva le larghe foglie per usarle come carta; di Huai-do si dice che abbia lasciato traccia della sua calligrafia dovunque sia passato e che il suo esuberante pennello si sia fermato sulle pareti dei templi, sui vestiti persino sulle padelle e sulle pentole di casa.

La calligrafia, in quanto coinvolge tutto il corpo, viene considerata come un esercizio sano. Si deve praticare al mattino quando il corpo e il mondo sono freschi e riposati. Di solito un calligrafo scrive in piedi, davanti ad tavolo lungo ed alto, ma quando deve scrivere su un foglio molto grande appoggia la carta direttamente a terra. Accanto alla carta si dispongono i “Quattro tesori della stanza della letteratura,”: il pennello, la spazzola del pennello, l’inchiostro e la pietra per l’inchiostro.Il pennello è fatto di peli di pecora, cervo, volpe, lupo, topo o coniglio, legati a mo’ di mazzetto infilato nel cavo di una canna o del bambù.
L’inchiostro non è liquido ma cenere di pino bruciato o nerofumo mescolati con gomma, riscaldati e lasciati solidificare. Viene confezionato in piccoli bastoncini che spesso sono decorati con disegni intagliati che li rendono piccoli pezzi d’arte. Al momento di scrivere il calligrafo macina con la sinistra la barretta dell’inchiostro sulla pietra lasciando la mana destra riposare per la scrittura. Mentre macina, medita, guidando la mente verso lo stato di calma assoluta.
Una fra le prime descrizioni del calligrafico ideale è stata lasciata dal maestro Ch’en Ssu che ha scritto del maestro Ts’ai Yung:
“Prima di scrivere lascia andare i tuoi pensieri e porta te stesso verso la consapevolezza, lascia che la tua natura faccia qualsiasi cosa le piaccia. Poi inizia a scrivere. Se ti senti oppresso, anche se hai un pennello fatto dei peli delle lepri dello Chung-shan, non lavorerai bene.
“Prima di scrivere siediti in silenzio, calma la mente e liberati. Non parlare, non respirare appieno, mostra riverenza, sentiti come se fossi una persona più rispettata. Allora tutto andrà bene.
“Nelle sue forme la scrittura dovrebbe possedere immagini come sedere, camminare, volare, muoversi; abbattersi, risollevarsi, provare dolore, gioia; come vermi che mangiano foglie, come spade e lance affilate, come arco potente e freccia dura; come il fuoco, la nebbia e le nuvole, il sole e la luna…”.
Anche i sigilli, che a volte si integrano altre sfigurano i dipinti cinesi e giapponesi, possono essere un modo per apprezzare l’arte della scrittura. Ognuno di essi è certamente la “firma” di un proprietario, così che la storia di un dipinto può essere ricostruita attraverso i sigilli che sono stati apposti sulla tela mentre questi passavano da un proprietario all’altro.
Da ciò si riconoscono sia i proprietari più sensibili all’estetica originale, in quanto mettono i sigilli là dove meno avrebbero sfigurato l’opera d’arte, sia gli altri che, dimostrando una scarsa sensibilità, hanno scelto le posizioni più importanti per rimarcare la loro proprietà.

Fonti:
“Chinese Calligraphy” by Chiang Yee (Methuen & Co. Ltd.)
“Chinese Calligraphy” by Lucy Driscoll and Kenji Toda (University of Chicago Press).
“Masterpieces of Chinese Calligraphy in the National Palace Museum (National Palace Museum, Taipei, Taiwan).

Marcatré. Rivista di cultura contemporanea

La neoavanguardia fu nel campo letterario il riflesso più vistoso dell’impulso alla modernizzazione che investì la cultura italiana nella seconda metà degli anni ’50. Tale spinta, favorendo l’incontro con nuove discipline e indirizzi di pensiero (sociologia, antropologia, linguistica, psicanalisi, fenomenologia), si tradusse in un consistente aggiornamento scientifico nel lavoro dei critici, cui corrispose, da parte di molti scrittori, il rifiuto della letteratura allora in voga (e in particolare di autori come Bassani, Cassola, Tomasi di Lampedusa, ma anche Moravia e Pier Paolo Pasolini), accusata di tradizionalismo provinciale, concessioni all’intrattenimento e disimpegno intellettuale. In positivo la neoavanguardia recuperò l’audacia sperimentale delle avanguardie storiche, innanzitutto del futurismo, si batté per la definitiva consacrazione di Carlo E. Gadda e predicò nel contempo una programmatica rinuncia alla comunicazione e uno sconvolgimento dell’ordine linguistico, con cui gli scrittori avrebbero dovuto non soltanto negarsi al consumo promosso dall’industria culturale, ma altresì smascherare la falsità dei modelli di comunicazione imposti dallo sviluppo neocapitalistico.

La neoavanguardia ebbe la sua espressione più significativa nell’attività del Gruppo 63 che si costituì, senza peraltro la formulazione o l’adesione ad un manifesto, nell’ottobre del 1963 in occasione di un convegno a Solunto che seguiva la pubblicazione del 1961 dell’antologia “I novissimi. Poesie per gli anni’60” curata da Alfredo Giuliani, che raccoglieva poesie di Elio Pagliarani, dello stesso Giuliani, di Edoardo Sanguineti, Nanni Balestrini e Antonio Porta. Al Gruppo 63, oltre ai citati aderirono Alberto Arbasino, Gillo Dorfles, Umberto Eco, Angelo Guglielmi, Francesco Leonetti, Luigi Malerba, Giorgio Manganelli, Renato Barilli ed altri.

Una foto del Gruppo ’63

Richiamandosi alle avanguardie dei primi anni del ‘900, il Gruppo ’63 si rifaceva alle idee del marxismo e alla teoria dello strutturalismo. Senza darsi delle regole definite diede origine a opere di assoluta libertà, senza una precisa trama, talvolta improntate all’impegno sociale militante (come gli scritti di Elio Pagliarani), ma che in ogni caso contestavano e respingevano i moduli tipici del romanzo neorealista e della poesia tradizionale, perseguendo una ricerca sperimentale di forme linguistiche e contenuti.

Nel novembre di quell’anno alcuni di loro, Eco, Dorfles e Sanguinetti entrarono nel comitato direttivo della neonata rivista Marcatré insieme a Paolo Portoghesi, Vittorio Gregotti, Vittorio Gelmetti, Sylvano Bussotti, Roberto Leydi, Diego Carpitella, Vittorio Pandolfi, Enrico Crispolti.

“Marcatré. Rivista di cultura contemporanea” era una rivista di arte contemporanea, letteratura, architettura e musica, voluta e diretta da Eugenio Battisti, era edita dalla Lerici e fu attiva dal 1963 al 1970.

Il Redattore Responsabile fu Magdalo Mussio l’artista toscano protagonista delle ricerche sull’unione tra parola e immagine che anticipò in Italia l’arte concettuale tanto che le sue “scritture visuali” sono esposte al Finch Museum di New York (“Italian Visual Poetry”) e al Centre Pompidou, (“Identitè Italienne: l’Art en Italie depuis 1959”). Mussio fu anche il grafico autore delle splendide copertine e dell’impaginato, sempre duro e radicale, la cui paternità rivendica con “consapevole orgoglio d’artista” come traspare da questo dialogo avuto con Elisa Fongaro nella sua casa di Pollenza il 2 dicembre 2004:

Elisa Fongaro: Mi puoi raccontare come è iniziato il tuo lavoro per la rivista “Marcatrè”?

Magdalo Mussio: Io conoscevo Eugenio Battisti, torinese. Battisti aveva fatto una tesi sulla commedia dell’arte: era una persona vivacissima, simpaticissima e estrosa. E allora mi dissi se c’era lui dietro a tutto […] allora avrei dovuto dare un’occhiata a quella rivista. La Lerici la comprò, un po’ alla “milanesotta”, facendone un bel numero.[…] Nell’industria editoriale non si poteva uscire con la rivistina, piccolina, ed allora noi facemmo questi bei volumi. Allora c’era Giulio Confalonieri che si occupava della grafica: […]era un po’ perfettino, squadrato e faceva le pagine come le confezioni dei medicinali svizzeri… bravissimo intendiamoci. A me venne in mente la rivoluzione russa: la grafica durante la rivoluzione russa (quando non era neanche bolscevica, era la fase in cui i soldati si ritiravano dal fronte e tornavano a casa […], erano fucilate per la strada). I russi che allora facevano queste riviste si trovavano a scrivere a piombo “Giovanni”, però la enne gli mancava e la stampavano con un carattere diverso, anche con la vu rovesciata oppure, per non andare a prendere la lettera che mancava e non farsi prendere a fucilate, ce ne mettevano una più piccola. In Russia sapevano lavorare a quell’epoca, il futurismo quello vero è russo […]. Facevano dei lavori bellissimi.
Io dissi che questa era l’idea base […], insieme a quelle righe nere che facevano sempre i russi, per fare la grafica. Il grafico Confalonieri fu bravissimo: se vai a vedere i primi numeri sono sempre un po’ farmaceutici (perchè lui aveva questo vizio, ma era uno dei migliori di Milano) ma sono fatti così come ti ho spiegato prima[…]. “Marcatrè” doveva essere la rivista di punta, che si occupava di contemporaneità insomma, rivista di notizie contemporanee […] o anche saggistica […]. E allora dissi a Confalonieri di fare una grafica dove la lettera “g” è in Garamond grande e grosso, poi la lettera “a” di un altro tipo […] e con le stesse striscione nere che facevano i russi. Confalonieri fece il bozzetto […] e venne fuori questa grafica bellissima. A me affascinava quell’idea, ero sensibile all’epoca.

E. F.: Allora, se ho capito bene, ti sei ispirato ai russi che usavano il metodo “dell’arrangiarsi” in un periodo difficile.

M. M. : Non “arrangiarsi”, c’era una rivoluzione importante, non puoi usare “arrangiarsi”.

E. F.: Certo, intendo “arrangiarsi” per quanto riguarda i mezzi che avevano a disposizione, non dal punto di vista creativo, delle idee.

M. M. : Si, pubblicavano però inventando una grafica così. Io mi sono ispirato a quello siccome ero a capo della direzione artistica[…]. io inglobavo un po’ le figure del grafico, fotografo, con Roberto Lerici. Alla Lerici eravamo in due, sai, io e Roberto Lerici, che purtroppo è deceduto […], non guardare tutta la sfilza di nomi che ci sono in prima pagina, gli altri scrivevano soltanto. Era una rivista diversa da quelle che ci sono oggi […]…

fonti:
www.treccani.it/enciclopedia/neoavanguardia/
it.wikipedia.org/wiki/Marcatré
it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_63
http://gigielle.altervista.org/intervista%20magdalo.htm

Illusioni

  1. Discese nel mondo un Maestro, nato nella Terra santa dell’Indiana, cresciuto sulle mistiche alture a est di Fort Wayne.

  2. Il Maestro imparò nelle scuole pubbliche dell’Indiana le cose di questo mondo, e poi crescendo, il mestiere di meccanico riparatore di automobili.

  3. Ma il Maestro possedeva cognizioni di altri paesi e di altre scuole, grazie ad altre vite da lui vissute. Ricordava queste ultime e ricordando divenne savio e forte, per cui altri si resero conto della sua forza e a lui si rivolsero per essere consigliati.

  4. Il Maestro credeva di avere il potere di essere utile a sé stesso e a tutto il genere umano, e, poiché così credeva, così era per lui; di conseguenza altri si resero conto del suo potere e Lo avvicinarono per essere guariti delle loro pene e delle loro malattie.

  5. Il Maestro riteneva che sia bene per ogni uomo pensare a sé stesso come a un figlio di Dio, e poiché così credeva, così era, e le officine e le autorimesse ove lavorava divennero affollate e gremite da coloro che cercavano la sua dottrina e il tocco della sua mano, e nelle vie tutto intorno si pigiarono coloro i quali desideravano soltanto che l’ombra di Lui, al suo passaggio, li sfiorasse e cambiasse la loro vita.

  6. Accadeva così, a causa delle grandi folle, che gli svariati capi-officina e proprietari di autorimesse, ordinassero al Maestro di posare gli attrezzi e di andare per la sua strada, in quanto egli veniva premuto tanto strettamente dalla ressa che né lui né gli altri meccanici disponevano di spazio per lavorare alle automobili.

  7. Egli si recò allora nelle campagne, e la gente che lo seguiva cominciò a chiamarlo Messia e facitore di miracoli; e poiché così credevano, così era.

  8. Se un temporale passava mentre lui stava parlando, non una sola goccia di pioggia toccava il capo di chi lo ascoltava; l’ultimo della moltitudine udiva le sue parole con la stessa chiarezza del primo, per quanti fossero i lampi e i tuoni nel cielo tutt’intorno.

  9. E sempre si rivolgeva loro a parabole. E diceva ad essi: “In ognuno di noi risiede la capacità di possedere salute e malattia, ricchezza e miseria, libertà e schiavitù. Siamo noi a dominare queste cose, e non altri”.

  10. Un mugnaio parlò e disse: “Parole facili per te, Maestro, poiché tu sei guidato mentre noi non lo siamo, e non devi faticare come noi fatichiamo. L’uomo deve lavorare per vivere a questo mondo”.

  11. Il Maestro rispose e disse: “C’era una volta un villaggio di creature che vivevano nel fondo di un gran fiume di cristallo.

  12. La corrente del fiume scorreva silenziosamente su tutte le creature, giovani e vecchie, ricche e povere, buone e malvage, in quanto la corrente seguiva il suo corso, conscia soltanto della propria essenza di cristallo.

  13. Ogni creatura si avvinghiava strettamente, come poteva, alle radici e ai sassi del letto del fiume, poiché avvinghiarsi era il loro modo di vivere, e opporre resistenza alla corrente era ciò che ognuna di esse aveva imparato fin dalla nascita.

  14. Ma finalmente una delle creature disse: “Sono stanca di avvinghiarmi. Poiché, anche se non posso vederlo con i miei occhi, sono certa che la corrente sappia dove sta andando, lascerò la presa e consentirò che mi conduca dove vorrà. Continuando ad avvinghiarmi morirò di noia”.

  15. Le altre creature risero e dissero: “Sciocca! Lasciati andare e la corrente che tu adori ti scaraventerà rotolandoti fracassata contro le rocce, e tu morirai più rapidamente che per la noia”.

  16. Quella però non dette loro ascolto e, tratto un respiro, si lasciò andare e subito venne fatta rotolare dalla corrente e frantumata contro le rocce.

  17. Ciò nonostante, dopo qualche tempo, poiché la creatura si rifiutava di tornare ad avvinghiarsi, la corrente la sollevò dal fondo, liberandola, ed essa non fu più né contusa né indolenzita.

  18. E le creature più a valle nel fiume, per le quali era un’estranea, gridarono: “Guardate, un miracolo! Una creatura come noi, eppure vola! Guardate il Messia, venuto a salvarci tutte!”.

  19. E la creatura trascinata dalla corrente disse: “Io non sono un Messia più di voi. Il fiume si compiace di sollevarci e liberarci, se soltanto osiamo lasciarci andare. La nostra missione vera è questo viaggio, questa avventura”.

  20. Ma le altre gridarono più che mai “Salvatore”, sempre avvinghiandosi nel frattempo alle rocce, e, quando tornarono a guardare, il Messia era scomparso, ed esse rimasero sole a intessere leggende su un Salvatore”.

  21. E accadde così, quando egli vide che la moltitudine lo assediava più numerosa di giorno in giorno, più strettamente e più da vicino e più impetuosa di quanto fosse mai stata, quando vide che tutti insistevano senza posa affinché li guarisse e continuasse a sfamarli con i suoi miracoli, e imparasse per loro, e vivesse le loro vite, accadde così che si appartò solo, quel giorno, sulla sommità di un poggio, e là pregò.

  22. E nel proprio cuore disse: “Infinita Essenza Radiosa, se tale è la tua volontà, allontana da me questo calice, consentimi di rinunciare a questo compito impossibile. Non posso vivere la vita di una sola altra anima, eppure in diecimila invocano da me la vita. Mi pento di aver consentito che tutto ciò accadesse. Se tale è la tua volontà, consentimi di tornare ai motori e agli attrezzi e lasciami vivere con gli altri uomini”.

  23. E una voce gli parlò sulla sommità del poggio, una voce né maschile né femminile, né forte né sommessa, una voce infinitamente buona. E la voce disse in lui: “Sia fatta non la mia, ma la tua volontà. Poiché ciò che tu vuoi lo voglio io per te. Riprendi il tuo cammino come gli altri uomini, e sii felice sulla terra”.

  24. E avendo ciò udito il Maestro si rallegrò, e ringraziò, e discese dalla sommità del poggio canticchiando una canzoncina da meccanico. E quando la folla lo incalzò con le sue afflizioni, supplicandolo affinché la guarisse, e le impartisse insegnamenti e la sfamasse a non finire con le sue conoscenze e la divertisse con i suoi prodigi, egli sorrise alla moltitudine e affabilmente disse a tutti loro: “Me ne vado”.

  25. Per un momento la moltitudine rimase ammutolita dallo stupore.

  26. Ed egli disse loro: “Se un uomo dicesse a Dio che più di ogni altra cosa desidera aiutare il mondo sofferente, per quanto ciò potesse costargli, e Dio rispondesse e gli dicesse che cosa deve fare, dovrebbe quell’uomo fare come gli verrebbe detto?”.

  27. Certo, Maestro!” gridarono i tanti. “Dovrebbe essere un godimento per lui soffrire le torture dell’Inferno stesso, qualora fosse Dio a chiederglielo!”.

  28. Quali che fossero quelle torture, e per quanto difficile potesse essere il compito?”

  29. Sia l’onore impiccato, sia la gloria inchiodata a un albero e bruciata, qualora Dio così abbia chiesto” dissero loro.

  30. E che cosa fareste voi” domandò il Maestro alla moltitudine “se Dio vi parlasse a viso aperto e dicesse: “VI ORDINO DI ESSERE FELICI, NEL MONDO, FINCHE’ VIVRETE”. Che cosa fareste allora?”

  31. E la moltitudine tacque, non una voce, non un suono vennero uditi sui pendii delle colline e nelle valli ove gli uomini si trovavano.

  32. E il Maestro disse nel silenzio: “Sul sentiero della nostra felicità troveremo il sapere per il quale abbiamo scelto questa vita. Così io ho imparato oggi, e decido di lasciarvi ora per percorrere il vostro stesso sentiero, come a voi piace”.

  33. E andò per la sua strada tra le folle e le abbandonò, e tornò nel mondo quotidiano degli uomini e delle macchine.

Richard Bach

contr’appunti di parole elementari

Magdalo Mussio, l’ombra rimossa

tre cavalli
un coniglio
due barbagianni
una trappola
tre draghi
un sogno
due civitte
sette volti di profilo
uno di fronte
un gatto
nuvola
luce
luna
segreto
oro
ebano
avorio
smeraldo
platino
impronta
guardata di occhi
pietra tombale
colonna obliqua
movimento danza direzione

aD

AUGURI

bastardo di un Proust!

Mi piace l’idea di scrivere, correggere, cancellare, appallottolare, stracciare, mirare, gettare e poi ricominciare a scrivere poi correggere……Magari ci potrebbe essere anche una finestra, socchiusa, da cui filtra un pezzo di luna che madida di sudore lascia cadere gocce di luce su un teppeto sfilacciato, no forse meglio liso, e coperto di mozziconi di sigarette marca DIY.

E se fosse giorno, mi chiedo, come sarebbe? Basterebbe un tenda su quella finestra, socchiusa, e da lì potrebbero continuare a filtrare pezzi di sole madido di sudore che lascia cadere gocce……Insomma in un modo o nell’altro mi ritroverei a scrivere robe che non avranno un senso compiuto ma sulle quali potrei immaginarmi scrittore En Sof; e che Dio mi perdoni di tanta audacia.

Proust.

Accidenti a lui. Alla sua carrozza e a quel maledetto sasso. Poteva risparmiarselo dico io, almeno adesso potrei attingere al mio tavolo di cucina che tra molliche, mozziconi di sigarette, tovaglioli sporchi, carte, fatture inevase, solleciti di pagamento, bottiglie vuote, kindle e calendario del riciclone perfetto mi avrebbe dato da mangiare per chissà quanto tempo e invece niete.

Bastardo di un Proust.

Scrivere, correggere, cancellare, appallottolare…..Scrivere, correggere, cancellare, appallottolare……Da est verso sud poi su ad ovest e quindi a nord….

Scrivere, correggere, cancellare, appallottolare…..Scrivere, correggere, cancellare, appallottolare……Lentamente abbandonare le parole, seguire la matrice e concedersi al Gioco delle lettere tracciate dal Filo di Cloto….

Scrivere, correggere, cancellare, appallottolare…..Scrivere, correggere, cancellare, appallottolare……Seguire cerchi che man mano si chiudono, si aprono, si fondono, uno dentro l’altro….

Scrivere, correggere, cancellare, appallottolare…..Scrivere, correggere, cancellare, appallottolare……Girando su me stesso come un derviscio che ha preso il ritmo della sua danza e su di sè il senso del tempo….

Scrivere, correggere, cancellare, appallottolare…..Scrivere, correggere, cancellare, appallottolare……Il vortice caotico dei pensieri risale attraverso il Lapis Exillis, mira il cuore di lapislazzuli, si accorda con la frequenza di risonanza di quell’Anima segreta, lo attraversa  e riaffiora oltre l’apice….

Scrivere, correggere, cancellare, appallottolare…..Scrivere, correggere, cancellare, appallottolare……Azzurro fascio di energia che schizza verso l’Infinito oltre il Dolore….

Scrivere, correggere, cancellare, appallottolare…..Scrivere, correggere, cancellare, appallottolare……11 minuti alle 20. Davanti a me alcuni manichini ammiccano immobili in attesa di specchiarsi in occhi colorati, catturarli, invaderne il libero arbitrio, guidarlo a loro e quindi offrirsi come lampyris noctiluca…..

Scrivere, correggere, cancellare, appallottolare…..Scrivere, correggere, cancellare, appallottolare……per farlo servono le Mani.

like a poetry

Flashes of blood
I love it … sweet vibrations……
You’re a dangerous flower.
You smell like sweaty caresses and kill…
Not
Just a game and polishing swords
Before fighting
=
Difficult task
The fighting is the hidden truth
Yeah fight
Until the shaking .. coffin
….Then disappear like a flame ….
Who? what? disappear?
…..Yeah disappear like a flame,
Like a smell,
Like a ghost into the fog
On the ground the soul.